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Menopausa

Livello ormonale e vita sessuale

Domanda: Ho 50 anni, otto anni fa ho tolto l'utero per un grosso fibroma e da allora sono in menopausa chirurgica. Da circa due anni nei rapporti sessuali con mio marito non provo più alcun piacere e devo anche dirle che, se fosse per me, non lo farei mai. Sarei anche disposta a prendere dei farmaci visto che sono in piena salute ed ho solo questo cruccio.

Risposta: La menopausa chirurgica insorge quando vengono rimosse entrambe le ovaie in una donna ancora fertile. Nel suo caso la mancanza di mestruazioni era conseguente alla rimozione dell'utero, ma le ovaie hanno continuato a produrre estrogeni e progesterone anche dopo l'intervento. Due anni fa, quando lei aveva 48 anni, le ovaie hanno completato la loro vita funzionale e da allora lei è in menopausa. Questa concomitanza di eventi sembra attribuire alla menopausa la scomparsa del desiderio sessuale, ma sia desiderio che piacere sessuale hanno un rapporto solo marginale con le concentrazioni degli ormoni sessuali. Non vi è infatti relazione fra livello ormonale e vita sessuale, infatti minime quantità di ormoni sono sufficienti per mantenere desiderio ed attività sessuale. Molto più importante è invece l'ambito culturale ed emotivo della coppia che può accelerare, favorire, contrastare od impedire il mantenimento dei circuiti necessari a generare il desiderio sessuale. Un dialogo aperto della coppia con uno specialista in terapie sessuali è importante per interpretare gli eventi che hanno portato allo spegnimento del desiderio sessuale e vi sono buone possibilità di cura. Nel frattempo è utile iniziare una terapia sostitutiva ormonale per assicurarsi che la situazione ormonale non giochi negativamente? Probabilmente è una buona decisione, che la incoraggerei a prendere sia per i benefici sul sistema osseo e cardiovascolare sia per preparare il terreno per le cure sessuologiche.

Menopausa chirurgica

Domanda:Ho 45 anni e dopo un lungo periodo di mestruazioni emorragiche per numerosi fibromi ho deciso di togliere l'utero. Mi hanno proposto di lasciare le ovaie per non entrare bruscamente in menopausa. Ho accettato, ma non so se ho preso la decisione giusta.

Risposta: L'intervento di rimozione dell'utero (isterectomia) è spesso completato dalla rimozione delle due ovaie perché si ritiene che l'apparato genitale, privato dell'utero, abbia ormai completato la sua vita riproduttiva. Un secondo motivo per eliminare chirurgicamente le ovaie è il timore che esse possano andare incontro ad una trasformazione tumorale negli anni che seguono la menopausa. Inoltre l'intervento d'isterectomia comporta una riduzione di afflusso di sangue alle ovaie con un anticipo della menopausa di circa due anni. L'età media della menopausa per la donna italiana è circa 50 anni, quindi le sue ovaie sarebbero ancora attive per ancora tre anni. Un dosaggio dell'ormone follicolo stimolante (FSH) potrebbe essere d'aiuto per sapere se la sua menopausa è ormai vicina rendendo così più semplice la decisione di mantenere o rimuovere le ovaie. Contro queste considerazioni che motiverebbero la rimozione delle ovaie rimane il fatto che la menopausa chirurgica è senza dubbio quelle meno gradita alla paziente ed all'organismo. Che decisione prendere? A 45 anni è più ragionevole pensare ad un intervento del tutto risolutivo dei problemi ginecologici passati e preventivo di quelli futuri. Nel caso la sintomatologia menopausale fosse molto intensa e desiderasse iniziare una terapia sostitutiva ormonale sarà opportuno iniziare un'assunzione sostitutiva di estrogeni da iniziare durante il decorso postoperatorio.

Alternative non farmacologiche

Domanda: Ho 50 anni e due mesi fa sono stata operata di isterectomia e data l'età sono state asportate anche le ovaie, pur del tutto sane. Ora mi dovrei sottoporre alla terapia ormonale sostitutiva, però sono molto dubbiosa. E' veramente necessaria? Può davvero provocare il cancro al seno? Il mio ginecologo non è stato molto chiaro ed esauriente ed il mio medio di base dice che devo scegliere io

Risposta: Più della metà delle donne che iniziano la terapia ormonale sostitutiva in menopausa, interrompe il trattamento nei sei mesi successivi. La sospensione del trattamento non è dovuta ad effetti collaterali indesiderati, né ad assenza di beneficio (la maggior parte delle donne sta meglio quando prende gli ormoni) ma unicamente ad una resistenza psicologica a trattare come una malattia una fase della vita ritenuta del tutto normale. A questa condizione emotiva si aggiunge la responsabilità personale di accettare un minimo rischio di favorire la crescita di tumori ormono-dipendenti contro il beneficio incerto di minor possibilità di malattie cardiovascolari e di fratture. Deve sapere che la terapia ormonale sostitutiva garantisce i suoi benefici solo quando viene assunta per parecchi anni e mi sembra che questa possibilità sia, nel suo caso, minima. Le sue perplessità ed i suoi dubbi sono molto più solidi delle motivazioni ad iniziare il trattamento. Credo quindi che una scelta più naturale di buon esercizio fisico, niente fumo di sigaretta ed una dieta ricca di calcio possano proteggere la sua menopausa in modo continuativo e senza difficoltà emotive. Quindi darei grande attenzione al problema psicologico e sceglierei un intervento salutista che si prolunga nel tempo anziché quello farmacologico di provata efficacia che avrebbe, nel suo caso, ben breve durata.

Cisti ovariche

Domanda:Vorrei tanto trovare due ginecologi che abbiano la stessa opinione… Ho 55 anni, la menopausa è arrivata a cinquant'anni esatti, e da due anni l'ovaio destro ha formato una cisti di tre centimetri. Il contenuto è liquido e le pareti sono regolari, senza setti che dividano la cisti al suo interno. In due anni non è cresciuta di dimensioni ed i prelievi di sangue non indicano un aumento della concentrazione dei marker tumorali. Il mio ginecologo dice di tenere la cisti sotto controllo ecografico semestrale e di stare tranquilla. Quello della mia amica suggerisce, per sicurezza, di togliere l'ovaio destro. Un terzo ginecologo mi ha detto di togliere, per non correre rischi, entrambe le ovaie lasciando a me la decisione se togliere anche l'utero dato che assumo una terapia sostitutiva ormonale, che comporta un aumento del rischio di tumore dell'utero. Risultato: non so cosa più cosa fare e sono dibattuta fra il timore dell'intervento e quello di lasciare in sede una cisti pericolosa.

Risposta: Questa cisti è molto probabilmente del tutto innocua, però rimane la possibilità che possa nascondere cellule che andranno incontro ad una trasformazione tumorale. Lei non sta cercando due ginecologi che siano in accordo sul da farsi, solo un ginecologo che le dica cosa fare e si assuma le responsabilità delle indicazioni che ha dato. Se consiglierà ecografia ripetute si potrà sempre dire che lo fa per moltiplicare le sue parcelle. Se la opera potrà essere giudicato troppo interventista per aver rimosso una cisti del tutto benigna. Se eliminerà entrambe le ovaie insieme con l'utero, passerà per un chirurgo demodè. Se vuole mia opinione sul da farsi è molto semplice: rimuova entrambe le ovaie e viva tranquilla. L'intervento è abbastanza semplice è in uno o due giorni potrà tornare a casa, lasciando ad altri il suo problema. Come vede, invecchio dopo tanti anni con Starbene, e tendo a preoccuparmi anche per cisti che, benigne per tutti i caratteri, possono talvolta nascondere brutte sorprese.

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